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HADITH DEL PROFETTA S.A.A.S. ALLAH S.T. HA DETTO: O Mie servi! Ho proibito a Me stesso l'oppressione e la proibisco tra di voi.Quindi non opprimetevi lun l'altro.
 
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 GESU IL PROFETA DEL'ISLAM

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MessaggioTitolo: GESU IL PROFETA DEL'ISLAM   Lun Giu 01, 2009 8:56 pm

GESU', IL PROFETA DELL'ISLAM



Fatehpur Sikri e' la capitale Moghul ora in rovina costruita dall'imperatore Akbar alle porte di Agra, India, alla fine del 16esimo secolo. Nel suo cuore si trova il Cancello della Vittoria, o Buland Darwaza, uno dei massimi capolavori dell'architettura indiana ed il monumento piu' imponente della citta'. Esso rappresenta un passaggio ad arco a torma di torre, sormontato da minareti e cupole chattri e trasuda della raffinata superbia che contraddistingue la tarda architettura islamica. Il Cancello della Vittoria e' l'ultimo posto al mondo in cui ci si aspetterebbe di trovare un'iscrizione cristiana. Eppure, l'arco centrale mostra un pannello in caratteri cufici su cui si legge: "Gesu', figlio di Maria (su di Loro la pace) disse: Il mondo non e' che un ponte. Passaci pure, ma non costruire case su di esso. Chi spera in un giorno, meglio farebbe a sperare nell'eternita', poiche' il mondo non dura che un'ora. Spendete quell'ora in preghiera, poiche' il resto non ha importanza".

Per molti cristiani in visita presso l'imponente monumento, non vi e' solo la sorpresa di trovare le parole di Gesu' su una costruzione islamica, ma vi e' anche lo stupore per una citazione che e' non familiare ai piu'. E' sicuramente il genere di cose che Gesu' puo' aver detto e l'immagine e' cosi' affascinante che si resta perplessi nel pensare dove un imperatore islamico abbia preso la frase e perche' essa sia la frase di entrata nella moschea principale della capitale del suo regno. I cristiani non sono sempre stati nemici dei musulmani e viceversa?

La citazione non e' che una delle tante centinaia di storie e detti di Gesu' che riempiono la letteratura araba ed islamica. Non vi e' una sola fonte. Alcune sono tratte dai quattro Vangeli canonici, altre dai Vangeli apocrifi apparsi nella prima epoca del cristianesimo ed ora rifiutati dalla Chiesa, come il Vangelo di Tommaso, altre dalla immensa tradizione orale ellenistico-cristiana fiorita in tutto il medio oriente - tradizioni dunque autentiche che l'Islam ha conservato e preservato e che, invece, la Cristianita' occidentale ha perso. Ci sono anche alcuni aforismi che chiaramente sono stati scritti molto piu' tardi, in ambiente islamico - probabilmente nell'Iraq dell'ottavo secolo - che presentano Gesu' reincarnato nelle vesti straordinariamente garbate di profeta islamico, che legge il Corano ed esegue il pellegrinaggio alla Mecca.

Queste tradizioni di Gesu', qualunque sia la loro provenienza, sono circolate in tutto il mondo islamico, dalla Spagna alla Cina, e sono familiari a molti musulmani istruiti di oggi. Bisogna sottolineare, al di la' di tutto cio', l'immagine profondamente meritevole di riverenza con cui il Corano presenta Cristo: egli viene chiamato Messia, Messaggero, Profeta, Parola e Spirito inviato da Dio, anche se - ed in cio' vi e' un'assonanza con le prime dottrine cristiane eterodosse - viene decisamente negata la sua divinita'. In alcuni versetti, il Corano definisce i cristiani "i piu' vicini nell'amore" ai musulmani, e, nella Sura 29 esso incita a "non disputare con la Gente del Libro [i cristiani e gli ebrei] se non nella maniera piu' cortese", e a dire loro: "Crediamo in cio' che e' sceso su di voi e in cio' che e' sceso su di noi; il nostro Dio ed il vostro sono uno".

Il Gesu' della Tradizione - che alcuni chiamano Vangelo musulmano - e' una figura leggermente diversa rispetto a quella presentata nei Vangeli canonici. Come in questi ultimi, Gesu' viene visto come un guaritore, cui Dio ha concesso la grazia di operare dei miracoli, e come un modello di condotta virtuosa, particolarmente rimarchevole per la sua gentilezza e compassione. Nella Tradizione, pero', Gesu' appare anche come il Profeta della Natura, una sorta di San Francesco ante-litteram, che parlava agli animali ed alle pietre, comandando loro di obbedirgli. Principalmente, pero', il Gesu' musulmano e' il profeta dell'ascetismo, che rinuncia al mondo, vive tra le rovine abbandonate, si identifica con i poveri e sottolinea le virtu' dell'umilita', del silenzio, della pazienza. Una tradizione ci dice: "Gesu' viaggiava costantemente, senza mai sostare a lungo in una citta' o in un villaggio. Preferiva, anzi, vivere nei dintorni dei luoghi abitati [ secondo il costume della setta degli Esseni, di cui faceva parte anche Giovanni il Battista], vestendo una tunica ed un mantello fatto di pelle di cammello. Di notte, la sua luce era la luna, la sua ombra le tenebre, il suo letto la terra, il suo cuscino un sasso, il suo cibo piante selvatiche, frutti e bacche. Egli era solito dormire dove la notte lo coglieva e diceva: "Ogni giorno porta in se' la sua sussistenza". Per il suo ruolo ascetico, Gesu' viene visto dai musulmani come una sorta di maestro Sufi, il Profeta dell'anima per eccellenza, che comprendeva i misteri del cuore e della sua natura piu' interiore che l'intelletto non riesce ad afferrare.

Il Gesu' musulmano e' affascinante. I suoi detti sono rimarchevoli ed esteticamente belli di per se', ma, cosa piu' importante, dimostrano che i contatti tra prima Cristianita' ed Islam sono piu' profondi, piu' complessi e piu' intricati di quanto si possa credere. In effetti, la relazione tra queste due religioni mediorientali testimoniata da questi detti sembra a tratti cosi' sincretica che gli occasionali scontri avvenuti tra di esse non sono mai apparsi come irreparabili scontri di civilta' incompatibili. Quando i Bizantini si confrontarono con gli eserciti islamici per la prima volta nel settimo secolo, non ritennero che l'Islam fosse una religione contrapposta alla Cristianita'. E cio' spiega anche l'altissimo numero di conversioni totalmente spontanee che si ebbero tra i cristiani di Palestina, Siria, Bisanzio. Ed in effetti, cio' non e' lontano dalla realta': l'Islam accetta gran parte dell'Antico e del Nuovo Testamento, obbedisce alla legge mosaica della circoncisione e delle abluzioni, riconosce come profeti sia Gesu' che i profeti dell' Antico Testamento. Una tradizione del profeta Mohammed riferisce che, quando i musulmani entrarono in trionfo alla Mecca dopo le lunghe persecuzioni ed ebbero l'ordine di distruggere tutti gli idoli e le immagini che gli antichi arabi veneravano nella Ka'aba, il profeta stesso nascose tra le pieghe del suo mantello un'icona della Vergine col bambino per preservarla dalla distruzione degli zelanti musulmani.

Questa attitudine di rispetto verso il Cristianesimo fu mantenuta dai successori del profeta. Quando il primo califfo, Abu Bakr, arrivo' al confine con la Siria, diede ai suoi soldati istruzioni molto particolareggiate. "Nel deserto siriaco", disse, "troverete monaci che si sono confinati in celle; non li importunate, poiche' essi si sono autoconfinati per amore di Dio". Nell'anno 649, un vescovo Nestoriano scriveva: "Questi arabi non combattono la nostra religione cristiana; no!, piuttosto essi la difendono, riveriscono i nostri preti ed i nostri santi e fanno doni ai nostri monasteri ed alle chiese". E come dimenticare il famoso "editto della tolleranza" fatto affiggere dal Califfo Omar alle porte di Gerusalemme, in cui i musulmani si impegnavano a rispettare e proteggere i cristiani e tutti i loro simboli religiosi? Come dimenticare le parole di questo grande califfo dell'Islam che, invitato dal Patriarca di Gerusalemme a pregare all'interno della Chiesa del Santo Sepolcro, rifiuto' affermando che nessun musulmano in fututo avrebbe dovuto sentirsi in diritto di trasformare in moschea il luogo in cui aveva pregato Omar?

Tristemente, la recente demonizzazione dell'Islam da parte del Cristianesimo ed il conseguente risentimento avvertito dal mondo islamico verso tale attitudine, ha creato un'atmosfera in cui le tensioni sembrano prevalere sul rispetto reciproco. Anche se non e' piu' possibile, almeno a breve termine, ricreare quel rapporto di armonia spezzato, la prima volta, dalle Crociate e dal barbaro assalto di predoni occidentali alla Terra Santa, e' possibile pero' sforzarsi di aprirsi maggiormente al dialogo. Il Gesu' musulmano, ricordandoci l' "intensa devozione, riverenza, amore" dell'Islam per Cristo, va oltre e ci rammenta i legami profondi che, moltissimo tempo fa, sono sussistiti tra queste due fedi.
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