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 Il Corano è un miracolo

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MessaggioTitolo: Il Corano è un miracolo   Dom Apr 26, 2015 7:54 am

Il Corano è un miracolo


L’arabo è una lingua ricca e potente, capace d’esprimere nel piú chiaro e piú preciso dei modi gl’intimi propositi umani e in questo ambito nessuna lingua può reggere il confronto con quella araba.

La storia testimonia che gli Arabi dell’era pagana (preislamica), che erano per lo piú nomadi, lontani dalla civiltà e privi di molte delle comodità della vita, in materia di eloquenza e capacità espressive occupavano una posizione di spicco. Non è infatti possibile trovare, lungo il corso della storia, un solo avversario capace di rivaleggiare con essi in questo campo.

Nel mondo letterario arabo, un eloquio forbito aveva il piú alto dei valori, discorsi pronunciati con elegante stile letterario godevano di una grande stima. Con lo stesso rispetto con il quale installavano i loro idoli e i loro dèi all’interno della Ka’bah, affiggevano sui muri di questo sacro edificio le incantevoli e piacevoli poesie dei loro piú insigni poeti. Senza commettere il minimo errore usavano una lingua vasta e piena di simboli e precise regole com’è quella araba; nell’abbellire e decorare il loro eloquio erano poi straordinari.

Quando i primi versetti del Corano furono rivelati al sommo Profeta e letti alla gente, grande fu l’agitazione che si creò tra gli Arabi e i loro letterati. Lo stile incantevole, piacevolissimo e profondo del Corano aveva completamente conquistato i cuori della gente e aveva fatto innamorare di sé i ricercatori di spiritualità, tanto che aveva fatto dimenticare loro tutte le proprie forbite ed eleganti composizioni; arrivarono addirittura a tirare via dai muri della Ka’bah le poesie dei loro grandi maestri (chiamate mu’allaqàt).

Queste divine parole, con la loro infinita bellezza e il loro immenso fascino incantavano ogni cuore e con il loro piacevole ritmo cadenzato facevano azzittire i piú facondi oratori. Tutto ciò era però assai difficile da accettare per le tribú politeiste e idolatre, poiché il Corano, con la sua efficace esposizione e la salda logica spiegava e provava la religione monoteista, biasimando fortemente il politeismo e l’idolatria, spregiando gli idoli che la gente considerava delle divinità, ai quali ricorreva nei momenti di bisogno, in onore dei quali faceva sacrifici e che adorava al posto di Dio. Il Corano presentava tali idoli come delle inerti e inutili statue di pietra e di legno.

Questo sacro libro invitava gli Arabi, che erano selvaggi, superbi, presuntuosi e che si procuravano da vivere attraverso l’assassinio e il brigantaggio, a seguire la religione incentrata sull’adorazione del Dio Unico, a essere giusti e umani.

Erano questi i motivi che spinsero gli Arabi idolatri a battersi con ogni mezzo a loro disposizione per spegnere questa fulgente luce della guida sul retto sentiero (senza però mai giungere al loro scopo).

Il Profeta, agli inizi della sua nobile missione profetica, fu portato da Walíd, che era un maestro di eloquenza e un celebre retore arabo. Il nobile Profeta gli recitò i primi versetti della sura “Ha Mim Sajdah” e il superbo e presuntuoso oratore li ascoltò attentamente; quando l’Inviato di Dio arrivò al seguente versetto:

“Se quindi si rifiutano {di prestare fede}, di’ loro: ‘Vi metto in guardia da un castigo simile a quello che hanno ricevuto le tribú di Ad e Samúd”(Santo Corano,41:13)

Walíd rimase sconvolto e iniziò a tremare, quindi perse i sensi. L’incidente mise termine all’incontro e i presenti se ne andarono.

In seguito, un gruppo di persone vennero da Walíd e si lamentarono con lui affermando che il suo comportamento li aveva umiliati e disonorati dinanzi a Muhammad (S). Walíd rispose: “Vi giuro che siete in errore! Voi sapete bene che io non ho paura di nessuno e che non miro al benché minimo utile e privilegio: sono un letterato, un retore! Le parole che ho sentito da Muhammad (S) non assomigliano a quelle della gente comune; esse sono attraenti e seducenti, non si possono qualificare né come poesia né come prosa. Esse sono profonde e piene di significato. Se proprio volete il mio giudizio, sappiate che al momento non ho nulla da dire; lasciatemi tre giorni di tempo per riflettere”. Dopo tre giorni ritornarono ed egli disse: “Le parole di Muhammad (S) sono opera di magia e stregoneria: esse ingannano e seducono i cuori”.

In seguito a questo giudizio, i politeisti considerarono il Corano come atto di stregoneria, di magia. Evitavano di ascoltarlo e impedivano alla gente di prestare orecchio alla recitazione dei suoi versetti. Talvolta, quando il sommo Profeta recitava i sacri versetti di questo divino libro nella Moschea Sacra (Masjid ul-Haràm) gridavano e battevano le mani affinché la gente non sentisse la sua voce. Tuttavia, l’avvincente stile del Corano li aveva attratti cosí tanto che spesso, approfittando del buio della notte, si riunivano dietro il muro della casa del Profeta e ascoltavano la recitazione di questo sacro libro. Mormoravano allora l’un l’altro: “Questa non può essere considerata la parola di una creatura”.

A tal riguardo Dio l’Eccelso afferma:

“Noi sappiamo meglio con quale intenzione i miscredenti si mettono ad ascoltare il Corano quando tu lo reciti; Noi meglio sappiamo cosa si bisbigliano tra di loro nell’orecchio quando gli iniqui dicono ai seguaci del Profeta: ‘Non seguite che un uomo stregato’” (Santo Corano,17:47)

Quando il sommo Profeta recitava accanto alla Ka’bah il Corano e invitava la gente all’Islam, gli oratori arabi di passaggio si piegavano per non visti, per non essere riconosciuti:

“Essi si piegavano per nascondersi dal sommo Profeta” (Santo Corano,11:5)

http://www.al-islam.org/it/compendio-della-dottrina-islamica-ayatollah-mohammad-hosseyn-tabatabai/il-testamento-del-sommo#il-corano-%C3%A8-un-miracolo

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