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 La Genesi e le motivazioni del conflitto infinito in Cecenia

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MessaggioOggetto: La Genesi e le motivazioni del conflitto infinito in Cecenia   Mer Dic 05, 2012 8:52 pm

La Genesi e le motivazioni del conflitto infinito in Cecenia



"Le immagini della guerra in Cecenia sono tra le piu' sconvolgenti dei tempi moderni. Una moderna citta' europea bombardata fino a ridurla in rovine, mentre i suoi cittadini cercano scampo nei bunker. Strade coperte da cadaveri, per settimane. Fosse comuni. Madri che scalano colline alla ricerca dei figli scomparsi ... Il caotico, denutrito, vizioso esercito russo ha fatto qualcosa di apocalittico nella piccola Cecenia. Ha fatto una guerra contro tutti i ceceni" - Tratto da Chechnya: A Small Victorious War 1997



Il conflitto russo-ceceno e' uno dei conflitti piu' lunghi e pervasivi della storia. Esso dura da quasi duecento anni, lasciando dietro di se' una scia storica di odio reciproco e frequenti episodi di ostilita' da entrambe le parti.

E' ormai un decennio dal momento in cui la piccola repubblica cerco' di dichiarare la propria indipendenza dalla Federazione Russa. Per gran parte del decennio, le truppe russe hanno martoriato la Cecenia, lanciando una guerra brutale ed indiscriminata contro il suo popolo. Da allora, sono stati uccisi circa 100.000 ceceni (su una popolazione totale di 1,2 milioni) ed altrettanti sono i profughi.Nonostante la massiccia perdita di vite umane da parte cecena e le politiche genocide dei successivi governi russi, il conflitto in Cecenia e' stato pressocche' dimenticato, ricevendo pochissime analisi rigorose e sistematiche.

Per comprendere le ragioni di questo conflitto, invece, bisogna considerare la geopolitica di questa travagliata area, che include considerazioni riguardo alle dispute territoriali, alla lotta per le risorse vitali, i dilemmi militari e di sicurezza e considerazioni riguardo ad identita', cultura e religione.

Il conflitto in Cecenia e' il risultato di due fattori: le animosita' radicate in rivendicazioni storiche, etniche, religiose e territoriali, e la lotta per lo spazio geostrategico e le risorse vitali, come il petrolio e gli oleodotti connessi al suo trasporto.

Gli attacchi dell'11 settembre, e la successiva "lotta al terrorismo" lanciata dagli USA hanno dato nuova luce al conflitto in corso in Cecenia. Il presidente russo Vladimir Putin ha giustificato le brutalita' commesse dai russi in Cecenia usando le stesse parole di Bush, dichiarando la sua "una guerra contro il terrorismo in una regione senza legge, che potrebbe diventare un porto franco per al-Qaida ed i suoi simpatizzanti, i quali hanno gia' combattuto al fianco dei ceceni". In effetti, gia a partire dalla guerra scatenata dagli USA contro l'Afghanistan, vi e' stato un quid pro quo tra le amministrazioni americana e russa, con i russi che hanno fornito supporto dell'intelligence alle truppe americane in Afghanistan, e con gli USA che hanno ricambiato, fingendo di non vedere la brutale occupazione russa della Cecenia.Inoltre, le unita' speciali americane stanno addestrando le truppe georgiane dallo scorso maggio affinche' queste riescano a prendere controllo del Pankisi Gorge, una verde valle a nord di Tblisi, rifugio di combattenti ceceni e di loro simpatizzanti. I ceceni, in risposta alle atrocita' russe, hanno lanciato una serie di operazioni kamikaze, la piu' cruenta delle quali, lo scorso agosto, porto' all'abbattimento di un elicottero russo in volo sulla cecenia, in seguito al quale morirono 120 soldati di Mosca.

Un conflitto storico: secoli di deportazioni e pulizie etniche

La Cecenia e' una piccola comunita' nazionale situata nel Caucaso, entro il confine meridionale della Federazione Russa. Conosciuti sin dal Medioevo, i ceceni sono un ben distinto gruppo etno-linguistico, i quali si auto-definiscono Nokhchi. Rispetto ai russi ed ai cosacchi, hanno un differente substrato religioso e culturale e resistono al governo russo sin dalle guerre coloniali del tardo 18esimo secolo.

Questo sentimento nazionale di distinzione e' stato enfatizzato dalla presenza di due ordini islamici sufi, il Naqshbandiya ed il Quadiriya - entrambi gruppi riformisti musulmani che insegnavano al popolo a resistere all'oppressione. In effetti, l'Islam e' la causa principale di identita' per i ceceni e la forza piu' potente per la resistenza alla tirannia russa. Inoltre, la Shari'a (legge islamica) ha offerto un codice di leggi e di disciplina sociale storicamente rispettato, e dunque il desiderio di una repubblica islamica, indipendente dalla Russia, e' stato il fattore motivante delle varie sollevazioni cecene.

L'imam Shamil

La conquista russa del nord del Caucaso, protettorato ottomano, inizio' alla fine del 18esimo secolo. I primi concertati sforzi delle nazioni nord-caucasiche di respingere l'avanzata russa, furono portati avanti da un ceceno, Mansur Ushurma, tra il 1785 ed il 1791. A quel tempo, la Russia era all'apogeo della sua potenza, nondimeno le nazioni caucasiche raggiunsero significativi successi militari. Sheikh Mansur riusci' a rafforzare l'identita' islamica, la consapevolezza e l'abnegazione dei ceceni, ma la ritirata degli ottomani dopo la caduta di Anapa, sul mar Nero, nel 1791, porto' alla cattura di sheikh Mansur, che mori' nelle carceri russe, nel 1794.

Nel 1816, il generale Aleksei Yermolov fu nominato amministratore di Georgia e Caucaso. Il suo governo autocratico e crudele segno' il futuro delle relazioni russo-cecene. Nel 1818, in una lettera allo zar Alessandro II, scrisse che "non avrebbe trovato pace fino a che fosse rimasto in vita un solo ceceno", perche', "con il loro esempio possono ispirare uno spirito di ribellione e l'amore per la liberta' persino tra i piu' fedeli sudditi dell'impero". Il suo avvento inauguro' una politica di sterminio ed espulsioni sistematiche in tutto il nord Caucaso. Durante la conquista russa, decine di migliaia di ceceni non combattenti morirono, furono negate le terre agricole ai combattenti, per sottometterli attraverso l'affamamento, e piu' di un milione di residenti furono espulsi dalle loro case, stabilendosi in Turchia e nel Medioriente.

Le politiche di Yermolov ispirarono l'azione di tre imam che condussero il movimento di resistenza ceceno durante le guerre del Caucaso (1817-64). I tre imam erano Kazi Mullah, Gamzat-Bek e Shamil. L'ultimo di questi fu forse il piu' importante leader politico e militare mai emerso nella regione del nord Caucaso.L'imam Shamil era un uomo eccezionalmente alto e dotato atleticamente, un cavallerizzo senza pari, molto intelligente e colto. Con la sua guida, i russi furono sbaragliati in diverse battaglie, intrighi e negoziati.Nel 1859, il contingente militare russo nel nord Caucaso superava il mezzo milione di unita'. Il principe Bariatinsky, comandante capo russo, dispiego' circa 40.000 truppe per l'assalto finale a Shamil ed ai restanti 500 partigiani asserragliati a Gunib, tra le montagne del Daghestan.Dopo Shamil, i ceceni continuarono a combattere per altri tre anni, sotto la guida del luogotenente del leader ucciso, Baysangur. Questi riusci' ad aprire una breccia nell'accerchiamento di Gunib per se' ed i 100 combattenti ancora in vita. Solo 30 sopravvissero. Tra di essi, l'antenato dell'attuale leader ceceno, Shamil Basaev.

Dopo le esecuzioni di Baysangur e dei suoi, nessun leader ceceno legittimo' accetto' mai di allearsi all'impero russo. Totalmente decimata, ridotta a meno di 50.000 anime dopo mezzo secolo di combattimenti, la Cecenia fu sconfitta, ma non pacificata. Diciotto anni dopo la conquista, nel 1877-78, una nuova rivolta porto' all'esecuzione in massa dei seguaci di Naqshbandi e Qadiri, a migliaia di deportazioni in Siberia e ad un esodo verso l'impero ottomano dalle terre della Cecenia del nord.

Nel 1940 e nel 1942, le forze aeree sovietiche bombardarono la Cecenia e l'Ingushetia per reprimere le insurrezioni popolari. Nel febbraio del 1944, l'intera popolazione di Cecenia ed Ingush fu deportata col pretesto di aver collaborato col nemico durante la SEconda Guerra mondiale - un'accusa assurda, dal momento che i tedeschi non erano mai arrivati in quei territori. Alcuni furono mandati nei campi della morte in Siberia, mentre la maggioranza nelle gelide lande del Kazakhistan. Circa un terzo dei 618,000 deportati mori' durante il trasporto a causa di epidemie di tifo.

Alcune atrocita' hanno lasciato un segno profondo: a Khaibakh, isolata tra le montagne, 700 persone troppo vecchie o troppo malate per poter essere deportate, o semplicemente residenti in villaggi troppo isolati per un trasporto conveniente furono lasciati morire. Nonostante le multiple misure genocide adottate dai russi, i ceceni sono rimasti l'unico popolo caucasico ad essersi rifiutato di accettare la psicologia della sottomissione.

Il 10 dicembre 1994, il presidente russo Boris Yeltzin, invio' le truppe russe a restaurare l'ordine nella repubblica cecena. I militari adottarono nell'area la dottrina belica della II Guerra Mondiale, bombardando l'area a tappeto. Preso controllo della Cecenia, organizzarono l'amministrazione del territorio in maniera classica, gerarchica, enfatizzando l'occupazione della sua capitale, Grozny. I ceceni resistettero con piccoli, mobili gruppi di combattenti ben equipaggiati e riuscirono ad ottenere stupefacenti risultati di disturbo all'avanzata delle colonne russe. Con l'aiuto di mujahidin giunti da diversi paesi arabi, riuscirono a respingere l'invasione sovietica e a dare vita ad una breve parentesi di indipendenza cecena. La lotta del 1994-96 fu l'ultima nella serie di lotte anti-coloniali cecene. La vittoria degli indipendentisti fu tanto piu' stupefacente se si considera il fatto che la Cecenia vinse senza l'ausilio di un vero stato ne' di un'organizzazione politica o militare formale. Con il pretesto di una misteriosa ondata di sanguinosi attentati nelle citta' russe, di cui la Cecenia ha sempre negato la responsabilita', la Russia invase nuovamente la Cecenia. Finora, il governo russo non e' stato in grado di produrre alcuna prova che colleghino quegli attentati ai ribelli ceceni.

La politica del petrolio
La Genesi e le motivazioni del conflitto infinito in Cecenia


Il recente conflitto in Cecenia, maschera una lotta ancora piu' odiosa tra le grandi potenze per il controllo delle vitali risorse petrolifere dell'area. Tra le maggiori preoccupazioni russe ed occidentali e' l'oleodotto che, dai campi petroliferi dell'Azerbaijan attraverso Dagestan e Cecenia, dovrebbe arrivare al porto russo di Novorossisk. L'oleodotto Baku-Novorossisk e' diventato ancora piu' importante dopo la scoperta di nuovi giacimenti petroliferisulle rive del Caspio. Si ritiene che tali giacimenti contengano circa 3,5 miliardi di barili di petrolio. Il controllo di essi, l'accesso ad essi e il loro trasporto sono di grande importanza per Mosca, Ankara e Washington.

A tale riguado, si puo' notare che l'11 settembre non ha mutato alcune caratteristiche del nuovo ordine mondiale - formatosi dopo il crollo dell'Unione Sovietica. La fine della guerra fredda ha fatto sorgere un'altra guerra, una guerra all'ultimo sangue per l'accaparramento delle ultime risorse energetiche del pianeta. Lo status delle superpotenze richiede naturalmente il controlo del petrolio a tutti i livelli - dalla scoperta alla commercializzazione. L'American Petroleum Institute di Washington, organo delle maggiori compagnie petrolifere del paese, ha definito la regione del Caspio " l'area di maggiori risorse potenziali al di fuori del Medioriente". Dick Cheney, vice-presidente USA, parlando del bacino del Mar Caspio nel 1998, quando lavorava nell'industria petrolifera, commento': "Non posso pensare al momento in cui una regione emergera' all'improvviso per diventare cosi' strategicamente importante quanto quella del Caspio".

Ovviamente il petrolio non e' la sola forza in gioco, ma e' parte dell'intricata lotta politico/militare ed economica. Si puo' dedurre che le ragioni geo-economiche per le quali la Russia e' interessata a controllare duramente la Cecenia siano correlate al bisogno di controllare le risorse del Caspio. Inoltre, le preoccupazioni russe per la Cecenia portarono, come risultato, la guerra USA-NATO contro la Serbia e la successiva occupazione NATO del Kossovo. Le tensioni con la Russia divennero alquanto forti in seguito alla campagna russa in Cecenia avvenuta subito dopo. L'intervento russo in Cecenia nel 1999 fu inteso come un avvertimento agli USA ed alla NATO che la Russia era ancora una forza d'urto con cui bisognava fare i conti, dopo lo sfascio dell'URSS.


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