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 IL MUSULMANO DEVE ESSERE PAZIENTE

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MessaggioTitolo: IL MUSULMANO DEVE ESSERE PAZIENTE   Mer Dic 07, 2011 11:30 am

IL MUSULMANO DEVE ESSERE PAZIENTE




Di Mamdouh AbdEl Kawi Dello Russo

Il musulmano viene spesso messo nelle condizioni di pazientare di fronte ai problemi, alle tribolazioni della vita. Non sempre si riesce a mantenere la calma, a sopportare, a pazientare fino all’ultimo. Può capitare invece che la pazienza scappi e che la persona esploda dalla rabbia, o che si rattristi perché il lavoro non arriva, o non riesce a trovare l’anima gemella giusta, quindi a sposarsi, oppure continua ad aspettare da anni un permesso di soggiorno che tarda ad arrivare … Persino alla Mecca la pazienza del musulmano viene messa a dura prova: gente che ti spinge e non ti chiede scusa, persone che camminano davanti a te mentre stai pregando, venditori che ti maltrattano o che cercano di imbrogliarti, malattie che arrivano nel momento in cui servono le forze per affrontare il Pellegrinaggio, ecc…

Eppure il muslim deve portare pazienza.

“O voi che credete, rifugiatevi nella pazienza e nell’orazione …” (Sura Al Baqara/La Giovanca, v. 153)

“Allah ama i perseveranti”. (Sura Al Imran, v. 146)

“E finchè furono perseveranti e credettero con fermezza nei Nostri Segni”. (Sura As-Sajda/ La prosternazione, v. 24)

“Sopporta dunque con pazienza. In verità i timorati di Allah avranno il buon esito”. (Sura Hud, v. 49)

Molti sono i versetti nel Corano che parlano di pazienza, basta pensare ai nostri profeti che portarono pazienza di fronte a gente che non credeva, che li derideva, li maltrattava. Come nel caso del Profeta Noè (as) che veniva sbeffeggiato, ridicolizzato dal popolo, veniva preso per pazzo quando li avvertiva che sarebbe arrivato il Diluvio Universale. Non dimentichiamo anche il terribile popolo degli ‘Ad contro il Profeta Hud (as) o i Thamùd contro il Profeta Salih (as). Tantissimi sono gli esempi. Persino gli israeliti con il Profeta Mosè (as) e il Profeta Gesù (as) si comportarono malissimo mettendo i profeti a dura prova, come nel caso dei Coreisciti verso il Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui).

Il musulmano verrà messo sempre alla prova, come è riportato nel Sacro Corano:

“Sicuramente vi metteremo alla prova con terrore, fame e diminuzione dei beni, delle persone e dei raccolti”. (Sura Al Baqara/La Giovanca, v. 155)

Alcuni direbbero: “Se Dio ci ama davvero perché ci sottopone a delle prova a volte davvero difficili?”. È proprio perché vi ama che vi mette alla prova. Non bastano le hasanàt (ricompense per le buone azioni) per raggiungere il Paradiso. Chi supera le prova più difficili guadagna una posizione alta, elevata, in Paradiso, NON DIMENTICHIAMOLO. L’uomo è peccatore, e continua sempre a peccare durante la sua vita terrena: basta un’occhiata illecita; un

pensiero sbagliato verso un fratello; il disprezzo per una persona; la mala parola in un momento di rabbia; un’azione ingiusta … Le buone azioni non basterebbero a cancellare i peccati, ecco perchè arrivano i problemi, e più i problemi sono grandi, più la ricompensa è grande, ma è con la pazienza che si affrontano per superarli nel miglior modo possibile. Ricordiamoci anche che le malattie sono un’espiazione dei peccati, una prova da superare, ed infondo, come dice un vecchio proverbio “la pazienza è la virtù dei forti”.

Vi ricordo un’invocazione per facilitare un’impresa:

“Allahumma là sahla ‘illa mà ja’altahu sahlan wa ‘anta taj ‘alu al- hazna ‘idha shi’ta sahla”

In italiano:

“O mio Signore, sono facili solo le cose che Tu faciliti, per la tua volontà rendi facile quello che è difficile”.

Il Profeta Muhammad (sallallahu ‘aleyhi wa sallam) disse:

“La pazienza è una Luce (una guida illuminata). Trasmesso da (Muslim)

Il Profeta Muhammad (saw) disse:

“Quando Iddio vuole il bene di qualcuno, lo prova”. (Bukhari)

“Le avversità non smettono di colpire il credente, toccandolo nella sua persona, nei figli e nei beni, tanto che infine comparirà al cospetto di Dio senza peccati”. (Muslim)

Il Profeta Muhammad (saw) disse:

“Non coglierà il musulmano sofferenza o malattia, o afflizione, o dolore, o danno, o tristezza, o finanche la puntura di una spina che abbia a subire, senza che per questo cancelli Iddio qualcuno dei suoi peccato” (Abu Saìd e Abù Hurayra)

Entrai dall’Inviato di Allah che era indebolito dalla febbre e gli dissi:

“Inviato di Allah, sei assai indebolito”. Rispose: ‘Già, sono indebolito quanto possono esserlo due di voi’. Gli chiesi: “E’ così perché ci sono per te due ricompense?”; ‘Già- rispose- la cosa sta così: a nessun musulmano capiterà il male di una puntura, o uno maggiore, senza che per quello Iddio cancelli le sue colpe, e ne siano lasciati cadere i peccati, come l’albero lascia cadere le sue foglie”. (Ibn Mas’ud)

L’Inviato di Allah (saw) disse:

“Quando Iddio vuole il bene del suo servo, gli commina in anticipo la pena in questo mondo; quando Iddio vuole il male del suo servo, s’astiene dal punirlo per il suo peccato, finchè non arriva per lui il giorno della Resurrezione”. Il Profeta disse inoltre: “La ricompensa più elevata è proporzionata alla grandezza della prova; e certo, quando Iddio L’Altissimo ama un popolo, lo mette alla prova, e chi si accontenta, si spande su di lui il favore divino; e chi nutre risentimento, si spande su di lui sdegno divino”. (At- Tirmidi)

Ibn Mas’ud diceva:

“Ho sempre davanti agli occhi lo spettacolo straziante del Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui) percosso dalla sua gente come i precedenti messaggeri, sanguinante che si asciugava il sangue dal volto dicendo: ‘Signore! Perdona la mia gente, agiscono nell’ignoranza’.” (Bukhari e Muslim).

Sheikh Abu Bakr Djaber Al Djazairi in “La Via del musulmano” spiega:



“Illuminato da questi lampanti esempi di pazienza e di forza d’animo, il musulmano è sempre paziente e resistente, nella speranza della ricompensa divina: non si lamenta, non si inalbera, non risponde al male con il male, ma lo respinge con la bontà; scusa, pazienta e perdona”.

Sheikh Saleh Ben Abdel Aziz in “La meta di un discepolo nella spiegazione del libro del monoteismo” spiega:

“E’ bene tener presente che quando una disgrazia colpisce il servo, in essa c’è sempre del bene per lui, anche se non se ne rende conto. Sono due i comportamenti che si possono tenere se si è colpiti da un evento sfavorevole o da una disgrazia: perseverare con pazienza ed accettare il destino, così da ottenere la ricompensa da parte di Allah; lamentarsi e ribellarsi; di conseguenza ci si assumerà la responsabilità di aver commesso dei peccati”.

Il Profeta Muhammad (sallallahu ‘aleyhi wa sallam) disse:

“La grandezza della ricompensa è legata alla grandezza della prova; Allah quando ama delle genti, li sottopone a delle tribolazioni: chi tra di loro accetta (la prova a cui è stato sottoposto), riceverà il compiacimento di Allah, mentre chi si irriterà avrà in compenso lo sdegno di Allah”.

(At Thirmidhi)

L’Inviato di Allah disse:

“Quello che è straordinario nel caso del credente, è che per lui l’intera sua condizione è buona; e ciò non avviene per altri che per il credente; se gli capita prosperità, egli ringrazia, e ciò è bene per lui; se gli capita un’avversità, pazienta, e ciò è un bene per lui”. (Muslim)



Tratto da “Mondo Islam” n. 9


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